DENTRO LA MENTE DI UN SERIAL KILLER : neuroscienze e psicopatologia della violenza
Il fenomeno del serial killer ha sempre suscitato un misto di orrore e fascinazione. Ma al di là del sensazionalismo mediatico, l'analisi della mente di questi soggetti rappresenta uno dei campi più complessi e affascinanti della criminologia scientifica. Cosa spinge un individuo a uccidere ripetutamente, spesso con modalità ritualistiche e disumane? Le neuroscienze, insieme alla psicopatologia forense, offrono oggi strumenti sempre più sofisticati per indagare i meccanismi mentali che si celano dietro tali comportamenti estremi.

Serial killer: definizione e caratteristiche
Il termine serial killer si riferisce a un soggetto che uccide tre o più vittime in eventi separati, con un periodo di "raffreddamento" tra un delitto e l'altro. Diversamente dall'omicida impulsivo o dal killer per interesse economico, il serial killer agisce generalmente per motivazioni intrapsichiche, spesso legate al potere, al controllo o a distorsioni della sfera sessuale. I serial killer presentano frequentemente un modus operandi stabile, ma soprattutto una firma comportamentale che riflette fantasie personali, spesso sadiche o simboliche. La comprensione di queste dinamiche è possibile attraverso l'analisi dei tratti psicologici comuni e delle alterazioni neurobiologiche documentate.
Tratti psicologici ricorrenti
Numerosi studi hanno individuato una serie di tratti e caratteristiche psicopatologiche comuni nei serial killer, tra cui:
1. Disturbo antisociale di personalità: Questi soggetti mostrano una persistente incapacità di conformarsi alle norme sociali, assenza di rimorso, impulsività e manipolazione. È frequente la scarsa empatia verso gli altri e la tendenza a strumentalizzare le persone.
2. Psicopatia: Non tutti i serial killer sono psicopatici, ma molti psicopatici serial killer mostrano punteggi elevati alla Hare Psychopathy Checklist. Tra i tratti distintivi: fascino superficiale, grandiosità, insensibilità emotiva, bugie patologiche, freddezza affettiva.

Il ruolo delle neuroscienze: cervello e comportamento criminale
Le neuroscienze forensi hanno permesso di analizzare alterazioni cerebrali strutturali e funzionali nei soggetti con comportamenti criminali seriali. Le aree più frequentemente coinvolte sono:

1. Corteccia prefrontale: Coinvolta nei processi di controllo degli impulsi, empatia e giudizio morale. Nei serial killer, una ridotta attività nella corteccia prefrontale può tradursi in impulsività, scarsa capacità di pianificazione e assenza di rimorso.
2. Amigdala: Area chiave nella gestione delle emozioni, in particolare della paura e dell'aggressività. Uno sviluppo anomalo dell'amigdala è stato associato a ridotta risposta alla sofferenza altrui, tipica della psicopatia.
3. Sistema limbico: Responsabile dell'elaborazione emotiva e della memoria affettiva. In alcuni studi, i serial killer mostrano un iperfunzionamento limbico legato a una iper-sensibilità al rifiuto e alla frustrazione.
Per giunta, risonanze magnetiche funzionali (fMRI) hanno evidenziato schemi cerebrali atipici nella percezione del dolore e nell'attivazione dei centri della ricompensa durante la pianificazione di atti violenti.
3. Parafilie: Una componente importante, soprattutto nei serial killer a sfondo sessuale. Si possono riscontrare sadismo sessuale, necrofilia, feticismo, o forme miste. Queste deviazioni spingono il soggetto a ripetere il crimine per "rivivere" una fantasia erotica distorta.
4. Traumi infantili e attaccamento disfunzionale: Molti serial killer riportano abusi fisici, sessuali o emotivi nell'infanzia, nonché contesti familiari gravemente disfunzionali. Questi traumi precoci possono contribuire allo sviluppo di meccanismi dissociativi, isolamento affettivo e fantasie di vendetta o dominio.
Serial killer organizzati vs disorganizzati: differenze cognitive e affettive
La criminologia comportamentale distingue tra due categorie principali:
• Organizzati: colti, socialmente integrati, con delitti pianificati e una scena del crimine "pulita". Mostrano controllo e lucidità, spesso con una doppia vita.
• Disorganizzati: impulsivi, isolati, con tratti psicotici. I delitti sono caotici, carichi di rabbia incontrollata e privi di copertura.
Questa distinzione riflette differenze nei funzionamenti cerebrali e nei pattern cognitivi, e può guidare la costruzione di un profilo psicologico e investigativo
Lo studio della mente del serial killer richiede un approccio interdisciplinare, capace di integrare psicologia clinica, neuroscienze, criminologia e psichiatria forense. La comprensione dei meccanismi neuropsicologici sottesi a tali condotte non ha solo valore teorico, ma rappresenta uno strumento fondamentale per la prevenzione, l'individuazione e il trattamento di soggetti potenzialmente pericolosi. La mente del serial killer non è solo il luogo del male, è anche un territorio dove si incrociano biologia, esperienza e contesto sociale, e che la scienza ha il compito di esplorare, senza semplificazioni, ma con rigore e umanità.
Nel prossimo articolo approfondiremo, da una prospettiva scientifica e forense, il caso di John Wayne Gacy, un esempio emblematico che si collega strettamente ai temi affrontati in questa analisi. Il suo profilo risulta particolarmente utile per esplorare in modo concreto le dinamiche di dissociazione, le devianze parafiliche e l'impatto dei traumi infantili nello sviluppo di una personalità criminale complessa.
- CAPUTI MIRIAM